Tango - sogno proibito di papà e mamma
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Chi non ha mai avuto la fortuna di partecipare ad una "prima lezione" di Tango non può conoscere quella sottile euforia che si vede scorrere sugli sguardi di dame e cavalieri non appena il maestro declina quello che è il concetto base di questo favoloso ballo: il cavaliere conduce e la dama segue, che , detto in termini più espliciti vuol dire che l'uomo comanda e la donna fa quello che dice lui.
Non è ancora stato fatto uno studio accurato per capire se questo ritorno alle vecchie gerarchie di coppia - nel ristretto ambito milonguero, intendiamoci - regali maggiore estasi alle donne, le quali sognano almeno per un ballo di ritrovare il vigore e la tempra dell'uomo di una volta che le conduca con decisione, facendo provare loro quella sicurezza che le alleggerisca per una volta da quella sensazione di dover sempre intervenire per fare andare dritte le cose, oppure se questa estasi sia maggiore nell'uomo che vede risvegliare un ormai lontano - ma atavicamente mai sopito - piacere nel ritrovarsi una donna tra le braccia, completamente abbandonata, in trepida attesa di un comando, di una direzione, di un segno da interpretare con femminile accondiscendenza, ma soprattutto - come avrebbe detto il nonno Aldo - stando rigorosamente zitta.
Cosa c'è di più piacevole per una donna, che combatte tutto il giorno, di farsi trasportare da 3 minuti di musica deliziosa senza che su di Lei incomba altra responsabilità che ascoltare i messaggi del corpo del suo cavaliere e tradurli in gesti morbidi e aggraziati?
E cosa c'è di più appagante per un uomo, che combatte tutto il giorno, di poter abbracciare una donna - o meglio - di potersi scegliere la donna da abbracciare e con lei farsi trasportare da 3 minuti di musica deliziosa senza che su di Lui incomba altra responsabilità che muoversi a tempo di musica nella certezza che la dama farà di tutto per assecondare il suo volere, ornando ogni passaggio con gesti e movimenti morbidi ed aggraziati, ma, soprattutto - ribadirebbe il nonno Aldo - stando rigorosamente zitta?
E allora ecco che, con molta probabilità, chi ha partecipato ad una "prima lezione" di Tango e avrà provato questa estasi, si iscriverà al Corso e comincerà un viaggio stupendo senza ritorno fatto di musica che pian piano entra nelle orecchie, nel corpo, nella mente, senza smettere più di risuonare dentro anche durante il lavoro, durante i viaggi in macchina, mentre si fa la spesa, si attraversa la strada o si fa la coda alla posta.
Ecco allora che chi ha scelto il Tango per quella simpatica estasi della "prima lezione" scoprirà che il Tango è tutta un'altra cosa, tutta un'altra storia, una storia d'amore. Amore per la musica, con i suoi ritmi, le sue atmosfere, le sue rincorse e le sue pause, amore per la danza, che apre un dialogo infinito con il proprio corpo, da educare a ritmi lenti e cadenzati, armoniosi e fluidi, amore dei cavalieri per le dame che invitano a ballare, da accogliere nell'abbraccio e condurre con sicurezza, in un discorso amoroso che dura il tempo di un Tango, cercando di dar loro lo spazio per la loro armonia e i loro ornamenti, amore delle dame per i cavalieri che le invitano a ballare, ai quali abbandonarsi in un abbraccio leggero e ricettivo, offrendo loro il dono di tradurre al femminile ogni loro frase, ogni invenzione o proposta, trovando lo spazio per esprimere loro stesse.
Chi ha avuto la fortuna di ballare il Tango abbastanza per averne intuito - non dico capito - l'essenza, sa che non esiste uomo che sappia cosa voglia dire ascolto, accoglimento e garbo nei confronti di una donna quanto un buon ballerino di tango e non esiste donna che non sappia cosa significhi far sentir la propria personalità, trasmettere il rispetto dei ruoli e valorizzare la propria femminilità quanto una buona Tanguera.
Un uomo e una donna che ballano il Tango tacciono perché il discorso che hanno incominciato e vogliono portare a termine nell'arco di una canzone non ha bisogno di parole, con buona pace per il nonno Aldo. Ma anche lui, in fondo, amava scherzare ma soprattutto era un ballerino eccezionale.
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Federico Ghiglione
Professione Papà
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Federico Ghiglione
Nato a Genova nel 1966, è
laureato in Scienze Pedagogiche
e dell’Educazione all’Università
di Genova e specializzato
in Mediazione Familiare.
Sposato, è padre di tre bambini
di 1, 7 e 10 anni.