ESSERE GENITORI

A due click da un cattivo incontro

 computer-bambino

Uno dei miei divertimenti di padre di giovani figli (10,7,1 tutti maschi) è origliare i discorsi tra giovani adolescenti negli spogliatoi della palestra. Cerco di tenermi aggiornato su quella che sarà la vita dei miei figli nei prossimi 5 o 6 anni, prendo appunti mentali, osservo da dietro le quinte, sperando di prepararmi alla complessità dei problemi che – ahimè - aumenterà di anno in anno.

 

Essere bimbi, che stress!

bimbi-con-giochi-08Allora, senti …ehi mi stai ascoltando? Si si ti sento. No perché quello sguardo lo conosco, quando fai quella faccia lì è proprio quando mi fai parlare per mezz’ora e poi non ti ricordi niente.
Ma no dai, ti seguo. Tranqui.
Allora memorizza: Samu (10) il Lunedì e Giovedì fa calcio, Martedi e Venerdì nuoto, il Mercoledì invece – che esce più tardi da scuola – si ferma a fare Francese e poi va a tennis con Alessandro (7). Alessandro invece fa calcio il Martedi e il Giovedi. Francese lo fa con il suo amichetto il Lunedi mentre a nuoto vorrei chiedere se lo possiamo iscrivere il Venerdì con Samu. Il mercoledì ha catechismo. Ma non aveva tennis? Ahhhhhhh allora mi segui? Certo che ti seguo. Allora visto che sei connesso vuoi che ti dica già tutti gli orari? No, vabbè, quelli poi magari me li scrivo.
Ecco vedi, se cominci a fare così come si fa a organizzarsi?! Guarda che ci saranno dei giorni che ti chiederò di uscire prima dall’ufficio per ritirare i ragazzi a calcio o per portarli a nuoto e poi guarda che se i nonni per un motivo o per l’altro non possono accompagnarli dovremo intervenire noi, cioè tu che sei più libero.
Mi manca l’aria.
Dal sedile dietro arriva una vocina timida: Ma non potete lasciarmi almeno un giorno libero?
Cosa dici Samu?
Dico se non potete lasciarmi un giorno libero.
E per fare cosa?!?!? (diciamo quasi in coro).
I compiti.
Attimi di silenzio. Guardo la mia faccia nello specchietto retrovisore e noto una diseducativa, strafottente, sbagliata, insopportabile, fuori luogo, espressione che mi sono portato dietro dagli anni del liceo, quando la mia pagella era una specie di schedina ed io ero segnalato alle autorità internazionali come uno dei più grandi fancazzisti del pianeta.
Mi giro verso mia moglie e vedo in lei un’altra espressione: quella che sfodera quando qualcuno osa intromettere anche un piccolo bastoncino nelle ruote del suo complicatissimo ingranaggio organizzativo.
Siamo impietriti, io sto per ridere, lei sta per esplodere.
Meglio che parli io. Mi do una rassettata, mi tolgo il sorrisino dalle labbra, imposto la voce, respiro profondo: Amore ….. per i compiti abbiamo avuto sempre tempo e generalmente li facciamo il sabato insieme, oppure dopo lo sport la sera, ora stiamo parlando delle attività che fai quando esci da scuola. Non puoi mica passare il pomeriggio da solo in casa con la tata che tiene il piccolino (il terzo fratellino di 1 anno).
Ma starei in camera mia a fare i compiti.
Guardo nello specchietto. Voglio vedere se davvero mi assomiglia. Non posso credere che mio figlio, sangue del mio sangue, possa aver prodotto una richiesta del genere. Mi sembra di intravedere una lieve somiglianza che non avevo mai visto, col commercialista del piano di sotto. Quello è stato sicuramente un secchione terribile. Vabbè.
Guardo mia moglie, ridacchio, lei meno. Si dà una rassettata e parla anche lei: Samu, amore, senti, dici che vuoi un giorno libero ma poi lo so che ti annoi tutto il giorno e quando arriviamo la sera sei nevrastenico.
Il mediatore che è in me risolve dicendo, vabbè Samu proviamo un po’ così poi magari lasciamo perdere una volta di nuoto che lo fai da tanti anni e non è proprio necessario andarci due volte.
Samu sbotta. Ecco, uffa che rottura!
Samu, guarda che quelle che ti facciamo fare sono attività divertenti non sono punizioni! Accidenti, potresti essere un po’ più riconoscente!
Interviene Alino (7) fino a quel momento zitto. Pà, guarda che quelli che ci fate fare non sono giochi, sono impegni.
Riguardo mia moglie. Siamo gelati e seri.
Ecco! Le dico con gli occhi. Eccolo qui il punto.
I nostri figli non giocano più, non hanno più tempo per giocare, non abbiamo più tempo da regalar loro per farli giocare. Ci siamo inventati lo sport, i corsi di francese, di canto, di disegno, di recitazione, sostanzialmente perché non possiamo più lasciarli in casa, tenerli in casa a giocare, semplicemente perché noi in casa non ci siamo o ancora più semplicemente perché tenerli a casa vorrebbe dire “non farli uscire” perché non è più pensabile immaginare un bambino che possa giocare per strada o sotto casa nel cortile.
Ed eccoli li i nostro figli-soldatini che dopo la scuola hanno impegni e non giochi, sport e non giochi, colleghi e non amici, compagni di squadra e non amici. Eccoli li i nostri figli che stiamo crescendo con soldatini irreggimentati in orari, regole, impegni.
D’altra parte non stiamo facendo altro che insegnar loro a vivere la vita che dovranno saper vivere, fatta di orari, impegni e colleghi, quindi, anche se con un po’ di malinconia, forse, stiamo facendo la cosa giusta.

Federico Ghiglione
Professione Papà
Via Fieschi 3 – GENOVA - 16121
www.professionepapa.it
Cell.335.8025588

 

Ciliegie a volontà - La noia che educa

ciliegieAccendo la moto e comincio a scendere lungo la strada che stamattina mi porta dalla campagna -dove abbiamo portato i bimbi - alla città dove ogni giorno lavoriamo.

Il ritmo delle curve, il rombo del motore, l’aria fresca, conciliano i pensieri.

Mi dico: Abbiamo proprio fatto bene a portare su i bimbi. In città si muore dal caldo e il caldo innervosisce e sfinisce i bambini. Anche se li porti al mare, sono sempre nervosi. E poi lassù c’è quiete, ci sono ritmi lenti, non c’è proprio niente da fare. E’ proprio quello di cui hanno bisogno. Si dai, speriamo proprio che si annoino.

I nostri bimbi hanno bisogno di lentezza, di tempo, di non correre, di non avere orari, di non avere programmi, progetti, procedure da rispettare, allenamenti da svolgere, programmi da portare a termine, partite da vincere, allenamenti da non disertare, allenatori da non deludere, compagni da non trascurare, lezioni da non perdere, compiti da recuperare, abilità da acquisire.

I nostri bambini hanno bisogno di giocare. Di ciondolare, di non sapere cosa fare, di doversi ingegnare per inventarsi un gioco, di inventarsi un gioco solo per il gusto di ingegnarsi.

Durante l’inverno, la vita folle che ci siamo costruiti, li costringe a vivere il loro tempo come un continuo impegno. Lo spazio che un tempo era lasciato ai bimbi per giocare, adesso è occupato da “impegni”. Il calcio, il nuoto, il tennis, il francese, la danza, la recitazione, il judo, la scherma, il disegno, la recitazione.

Glieli spacciamo per “giochi” ma sia noi che loro sappiamo benissimo che non lo sono.

Che gioco è una roba con un orario fisso di inizio e fine? Che luogo di gioco è uno spazio dove c’è un allenatore che si arrabbia tantissimo? Che spazio di gioco è quello in cui non ci si può muovere liberamente?

Quelli non sono giochi, sono discipline. Lo sappiamo bene noi genitori che li utilizziamo come unica alternativa alla mancanza drammatica di tempo da dedicare ai nostri figli e come palliativo alla disastrosa mancanza di spazi sicuri dove lasciarli semplicemente liberi; e lo sanno loro che diventano dei piccoli manager del loro tempo e della loro attività sportiva irreggimentati e nevrotici come degli atleti professionisti o come dei tristissimi turnisti.

E allora, questa mattina, scivolando lento fra le curve in mezzo al verde, mi sto augurando che questo micro paesino di campagna, senza strade né negozi, regali ai miei figli la straordinaria esperienza della noia. La noia di uscire di casa senza sapere che cosa quel giorno ci sia da fare. La noia di dover costruire ogni singolo minuto della giornata, lasciandosi incuriosire, sorprendere, trascinare, coinvolgere da ogni piccolo evento nella speranza di costruirci intorno qualcosa di divertente, emozionante, strano, nuovo.

La noia di smettere di giocare a pallone non quando “finisce l’ora” ma quando non se ne ha più voglia, oppure quando il pallone si buca o finisce nell’orto del vecchietto burbero che non te lo ridà. Allora il gioco cambia e si gioca a intrufolarsi di nascosto nel suo giardino per riprenderselo senza farsi vedere e magari si scopre che ha un meraviglioso albero di ciliegie e - se ci si nasconde bene -  si può anche rubargliele tutte, appena viene buio.

La noia di stufarsi di giocare a calcio nel solito modo ed inventare nuove regole bislacche che se colpisco la traversa vale due e il palo vale uno e se invece il portiere para o tocchi il palo con la mano immediatamente oppure lui ti tira il pallone addosso e perdi tutto.

La noia di dover inventare un gioco che piaccia a tutti, con regole accettate da tutti, in un posto che vada bene a tutti; ed allora il gioco diventa un capolavoro di mediazione e un equilibrio di rapporti dove si comincia a giocare il gioco della vita, dei rapporti, delle simpatie, delle gerarchie, delle convenienze, delle prepotenze, delle astuzie, delle strategie, delle conquiste, degli odi e degli amori.

La noia di alzarsi al mattino e non avere nulla di elettronico che si accende, nulla che basta schiacciare un pulsante che “gioca da solo”, nulla che sia già pronto e confezionato ed allora trovarsi costretti a scavare nella propria immaginazione per fare in modo che quell’asse di legno abbandonata diventi una nave in tempesta che ha bisogno di un capitano coraggioso che la sappia timonare e marinai spietati che sappiano usare il cannone per allontanare il nemico che si avvicina, e poco importa se il timone assomiglia vagamente ad un rastrello e il cannone ad un innaffiatoio. In tempesta non si bada a certe sfumature.

“Ehi mozzo, tu controlla che non ci abbiano colpito, e tu marinaio, carica il cannone e spara, accidenti a te, non vedi che il nemico avanza!?. Dai ragazzi, resistiamo, che se passiamo questa tempesta e vinciamo questa battaglia stasera si va a fare bisboccia alla locanda del Vecchio Burbero. Ciliegie a volontà per tutti i vincitori”.

Federico Ghiglione
Professione Papà
Via Fieschi 3 – GENOVA - 16121
www.professionepapa.it
Cell.335.8025588

 

Scelta dei campi estivi - ...buona fortuna

campiestiviVi siete mai domandati chi educa i nostri figli?
Bella domanda, o meglio, bel problema, perchè ormai è evidente a tutti che non siamo solo noi genitori ad educarli.
Intendiamoci, nemmeno in passato era così, perchè i bambini erano cresciuti un po' da tutta la famiglia allargata: le zie, i nonni, le tate, i vicini di casa, cioè da tutta la gente che gravitava attorno alla famiglia perchè, ai tempi, era più facile che le famiglie vivessero tutte vicine tra loro, accomunate dal lavoro che condividevano (immaginiamo la vita nei campi oppure la vita di quartiere di un tempo). Però tutte queste persone erano "di famiglia" ed era plausibile che i modelli educativi che proponevano, fossero simili a quelli dei genitori.

Adesso invece è molto più normale che le famiglie vivano isolate, lontane dai loro parenti e vicine a persone che quasi ignorano o conoscono poco o con le quali non hanno alcun tipo di affinità (immaginiamo l'attuale vita in città, nei condomini).

 

Primavera tempo di diete (pubblicato su rivista KIDS)

 DietaMediterranea

Primavera periodo di diete.

Ognuno ha le sue motivazioni. L’estate che arriva, le bisbocce di Natale che hanno lasciato il segno ma soprattutto tanti sensi di colpa, i buoni propositi per l’anno nuovo …. Insomma chi più ne ha più ne metta. Ma c’è una motivazione speciale, inconsueta, inaspettata, che può spingere un uomo a fare una dieta.


Immaginate la scena: mattino, occhio ancora assonnato, svegliati i bambini, preparato la colazione, versato il latte per uno, lo yogurt per l’altro, spalmata la Nutella sulle fette quadrate, accesa la radio come sottofondo, fatta colazione con l’occhio a mezz’asta, dopo la seconda tazza di caffè si riesce faticosamente a guadagnare il bagno per farsi la barba.
Un po’ di acqua fresca per trovare il coraggio, schiuma, lametta,  quand’ecco che da dietro, due piccole manine mi cingono la vita, mi scorrono sui fianchi e con la ferocia che solo i bambini possono e sanno avere, mi pinzano con forza la panza.
“Papiiiiiiiii, ma senti qua come sei grasso!!, ahahahahahah”. A nulla valgono i miei grugniti per liberarmi da quella morsa infernale che  oltre a pinzare la mia panzetta, pungola direttamente il mio amor proprio.

 
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