Quando mi hanno detto sta storia dell’autoarbitraggio – nel mio caso riguardava il calcio giocato da mio figlio allora di anni 9 – sono inorridito. Ma come si poteva tirare fuori una roba così assurda? Mi ripetevo che il rapporto con l’arbitro e quindi con le regole è una delle basi educative dello sport. Si parla di pulsioni che devono imparare ad essere incanalate all’interno di un sistema di regole e proprio in questa capacità di dare tutto se stesso stando dentro un insieme di norme ben definite e condivise con gli avversari, sta il valore dell’agonismo, della sfida, del desiderio di primeggiare, di vincere, di giocare.
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Ehi Papà l’hai capito o no? Il messaggio è chiarissimo: QUANDO TUO FIGLIO GIOCA, TU SEI UN SEMPLICE SPETTATORE. E basta! 
